Un piccolo esperimento pubblicato dalla rivista Focus per ingannare il cervello creando delle allucinazioni
Un piccolo esperimento pubblicato dalla rivista Focus per ingannare il cervello creando delle allucinazioni
A proposito di percezione, un caso simile a quello dell’arto fantasma, a mio parere, riguarda le allucinazioni: una falsa percezione che avviene in assenza di uno stimolo esterno reale. Le allucinazioni si possono verificare in ognuna delle modalità sensitive, in particolare vengono riconosciute allucinazioni visive, uditive, gustative, olfattive e tattili.
Al contrario dell’illusione che interpreta erroneamente uno stimolo realmente esistente, l’allucinazione riscontra uno stimolo esterno che non esiste assolutamente. Ad esempio una persona sente una voce, senza che vi sia effettivamente uno stimolo sonoro. La descrizione dell’allucinazione come percezione dell’oggetto senza stimolo esterno è incompleta: è evidente che la stimolazione sensoriale è interna, è il cervello a produrre questo stimolo sensoriale, riproponendo un meccanismo, cioè quello onirico, che interferisce nello stato di veglia. Nel caso di un’allucinazione visiva, esso ripropone un’immagine sovrapposta allo sfondo reale esistente, e poiché questo meccanismo è inconsapevole, il soggetto non ha motivo di non credere che sia reale. Si tratta quindi di un realismo sensoriale, forma primaria di conoscenza, la quale dà per scontato l’attendibilità della percezione sensoriale. L’allucinazione può adempiersi in risposta ad una condizione emotiva di desiderio o angoscia.
Le allucinazioni possono verificarsi in numerose condizioni mediche generali, come in malattie psichiatriche e neurologiche, possono essere causate da sostanze stupefacenti o da farmaci. Si riconoscono anche fenomeni allucinatori non patologici, che si verificano in circostanze particolari fra cui la deprivazione da sonno o in occasione di stress intenso come ad esempio la morte del coniuge. Sono noti due fenomeni non patologici: le allucinazioni ipnagogiche ed ipnopomiche, che sono causate dal sonno, ad esempio quando si ha la sensazione di cadere nel vuoto mentre ci si sta per addormentare che può avvenire nella fase di transizione della veglia al sonno, oppure nella fase REM.
Look for evidences in favour or against the sensorymotor coupling, that is the hypothesis that perceptual and motor systems evolved and works as one.
The phantom limb is an extreme conditions but there are more mundane situations that are expression of the same process, that is the projection of brain’s construction of our assumed reality in the world (which include ourselves). Looks for examples
Pick one
La perla prodotta dai tessuti viventi -in particolare dal mantello- dei molluschi (tipicamente le ostriche).
Una perla si forma quando un corpo estraneo, come parassiti o pezzi di conchiglie, si ferma nella cavità palleale. Esso viene ricoperto da strati successivi di madreperla, allo scopo di difendere i tessuti dell’animale dall’irritazione. Si depositano vari strati di calcio che in combinazione con altri minerali, creano questi particolari oggetti preziosi. La perla è formata praticamente dalla madreperla.
Per creare perle con forme speciali, quando si estrae la perla dall’ostrica, si immette un frammento di plastica con la forma scelta, che l’ostrica coprirà con la madreperla. Il risultato è che, dopo anni di attesa, la perla che nasce ha la forma ingrandita del frammento iniziale.
Il colore più comune nelle perle è il bianco, ma si possono trovare anche perle rosa, color crema, viola scuro, grigie e nere.
Ci sono due categorie di perle: le perle di acqua dolce e le perle di acqua salata. Come dice la parola stessa, le perle d’acqua dolce vengono coltivate nei laghi e nei fiumi, mentre le altre provengono dall’oceano e molto spesso dalla lagune.
Bombyx mori è una specie di farfalla della famiglia Bombycidae. La sua larva è conosciuta come baco da seta; si nutre esclusivamente di foglie di gelso.
Il baco produce la seta in due ghiandole che sono collocate parallele all’interno del corpo. La seta è costituita da proteine raccolte nelle ghiandole, il baco la estrude da due aperture situate ai lati della bocca,i seritteri. La bava sottilissima a contatto con l’aria si solidifica e , guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta di lunghezza variabile. Il baco impiega 3-4 giorni per preparare il bozzolo formato da circa 20-30 strati concentrici costituiti da un unico filo ininterrotto dopodiché si trasformerà in crisalide e poi questa in farfalla.
Homo faber refers to humans (Homo sapiens) as controlling the environment through tools. Henri Bergson (1907), defined intelligence as the “faculty to create artificial objects, in particular tools to make tools, and to indefinitely variate its makings.” Friedrich Engels (1896) went further…
La realtà è frutto di una rappresentazione: una tela bianca dove la mente dipinge la propria visione del mondo
sono d’accordo con questa idea, però mi sorge una domanda: come legare questa concezione di rappresentazione con la seguente? Le rappresentazioni nella nostra mente non si riferiscono direttamente agli oggetti del mondo, al mondo “come noi pensiamo che sia”. Nascono invece in relazione alle operazioni che facciamo con gli oggetti; reificano in mondo nella nostra mente. Infatti, ciò che è artificiale molto spesso ci appare come naturale. E la differenza tra più rappresentazioni sta proprio qui, in ciò che POSSIAMO FARE con queste, e in ciò che non possiamo fare. C’è un criterio pragmatico (legato al concetto di USO) che sta alla base delle rappresentazioni.
due definizioni di rappresentazioni opposte o due facce della stessa medaglia?
A mio parere sono due facce della stessa medaglia: la realtà, cioè la tela bianca, è costruita mediante le rappresentazioni mentali, le quali vengono a crearsi nella nostra mente attraverso uno stimolo esterno. Questo stimolo è il prodotto della nostra interazione con il mondo circostante, ovvero il risultato delle operazioni che facciamo con gli oggetti; esso permette di costruirci un’idea di quello che ci circonda, che non necessariamente è corrispondente al vero. Mi riferisco al fatto che, come giustamente è stato evidenziato, che non sempre siamo in grado di determinare ciò che è naturale e ciò che è artificiale e che non tutti percepiamo una stessa cosa nel medesimo modo.
Le rappresentazioni mentali, quindi, sono il frutto di una creazione: la costruzione di un simbolo a partire da questo impulso esterno, il nostro cervello elabora le informazioni che gli arrivano in maniera associativa: dall’esterno arrivano delle sollecitazioni e la mente costruisce degli schemi con i quali decodificare e trasformare in idee queste sollecitazioni.
La realtà, secondo Leibniz, è formata da infinite sostanze di natura spirituale, cui egli da il nome di monadi.
La materia come estensione non esiste: se noi consideriamo un corpo materiale, e procediamo su di esso per divisioni e suddivisioni, dovremo fermarci a degli elementi primi, indivisibili o semplici, e quindi inesistenti, immateriali, spirituali (monadi).
Ogni monade differisce da tutte le altre a seconda del suo grado di perfezione, cioè a seconda del grado di chiarezza e distinzione delle sue percezioni.
Secondo Leibniz in ogni monade vi è una continuità di percezione, per cui dalle percezioni oscure e confuse si passa gradatamente (attraverso gradazioni infinitesimali) alle percezioni chiare e distinte o appercezioni.
Tale trapasso è constatabile soprattutto nelle monadi razionali, dove esiste una grande quantità di percezioni. Tali percezioni, che Leibniz chiama piccole percezioni, agiscono su di noi a nostra insaputa, ma da esse si vanno gradatamente sviluppando le percezioni chiare e distinte o appercezioni. Tra le varie monadi vi è una continuità, per cui dalle monadi dotate di percezioni oscure e confuse si passa gradatamente (attraverso gradazioni infinitesimali) alle monadi dotate di percezioni chiare e distinte, cioè dalle monadi materiali alle monadi razionali.
Ogni monade è dotata di percezione o potere di rappresentare tutte le cose esterne, il che significa che in essa la rappresentazione di un oggetto particolare non suppone l’esistenza esterna di questo oggetto medesimo che impressioni la monade, ma è il prodotto di un’attività propria della monade stessa.
ne consegue che l’intelletto non è una semplice tabula rasa, che deriva passivamente le sue idee dall’esperienza, ma è attività che sa trarre dalle percezioni, o idee confuse ed oscure, le appercezioni o idee chiare e distinte.
Questa dottrina Leibniz chiama appunto innatismo virtuale delle idee, e le da espressione conclusiva nella nota formula: nihil est intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectus ipse.
Ma se la monade ha tutto innato e l’intelletto contiene virtualmente le idee, le idee a loro volta derivano dalle rappresentazioni, in base alla legge di continuità: dalle percezioni o idee confuse ed oscure, attraverso gradazioni infinitesimali, si sviluppano, mediante l’attività dell’intelletto, le appercezioni o idee chiare e distinte.
In tale modo Leibniz supera il dualismo gnoseologico cartesiano, che poneva una differenza qualitativa e un netto contrasto tra rappresentazione ed idea, e mediante, la sua legge della continuità, trova un vincolo unitivo tra l’esperienza e lo spirito.
L’indirizzo di ricerca a cui ci si riallacciano le scienze cognitive è il funzionalismo, dove si sostiene che i costituenti del modello inorganico possono avere lo stesso ruolo funzionale di quelli del fenomeno organico che si vuole spiegare.
Le immagini mentali sono al centro di un serrato dibattito nelle scienze cognitive, in particolare per quel che riguarda il problema dei codici e delle forme della rappresentazione. La concezione prevalente in questo dibattito è quella del codice simbolico unico: la proposizione come “forma generale” della rappresentazione mentale.
Gli studi portati avanti dalle scienze cognitive hanno portato alla definizione di rappresentazioni mentali. La spiegazione che viene data del concetto di rappresentazione mentale viene collegata alla nozione di simbolo (fra cui vengono comprese anche le parole) attraverso i quali la mente rappresenta la realtà: la parola “cane”è in se stessa un insieme di morfemi/fonemi del tutto astratto, tanto che se non conosciamo la lingua italiana la parola cane non dà luogo alla rappresentazione mentale dell’amico dell’uomo a quattro zampe. Se invece guardiamo un disegno anche stilizzato di questo animale (cioè un simbolo che rappresenta un cane reale) ecco che allora scatta la rappresentazione mentale.
Un’altra disciplina che si è occupata di simboli è la semiotica, in particolare con C. S. Peirce, il quale contribuisce a delineare una semiotica di tipo cognitivo. La sua teoria si basa sull’idea che non esistano intuizioni prime che permettano una conoscenza speculare della realtà esterna, quanto piuttosto continue inferenze, ipotesi, interpretazioni attraverso le quali ci avviciniamo per approssimazione alla realtà. L’oggetto costituisce il motore della semiosi, e i significanti vengono a costruirsi mediante l’intermediazione del segno tra l’oggetto e l’interpretante, ovvero un segno che ci dice qualcosa in più rispetto al segno di partenza.
Il segno viene classificato in tre tipi:
· Icone: il segno motivato per contiguità fisica rispetto all’oggetto.
Es. i segni iconici.
· Indici: segno motivato per contiguità fisica rispetto all’oggetto.
Es. la firma.
· Simboli: un segno convenzionale, non motivato e quindi arbitrario.
Es. i segni del linguaggio naturale, della matematica o il codice della strada.
Per Peirce le icone e i simboli sono segni mentali e generali perché separati dalle cose, gli indici sono fisici perché in congiunzione con le cose.
In definitiva, l’occhio crea e riproduce le immagini del mondo, le apprende,le interpreta, le percepisce, le astrae, le immagina, le collega a storie di altre immagini, dà loro un nome, le concettualizza; ma si tratta di una conoscenza soggettiva del mondo, poiché nessuno di noi vede allo stesso modo di un altro individuo o di un altro insetto.